La rete idroelettrica
Passata la Prima Guerra Mondiale si presentò un'impellente necessità di energia per rimettere in moto l'industria della pianura. Poiché una caratteristica dell'estremo ramo della Valle Brembana appartenente al territorio di Carona è la ricchezza di acqua, la Società Forze Idrauliche Alto Grembo, diventata poi Zizzola ed ora ENEL, fin dal 1919 pensò di sfruttare questa enorme potenzialità per produrre energia elettrica. Utilizzando la centrale idroelettrica ubicata nel paese di Carona, furono progettati e via via costruiti i seguenti serbatoi: Lago Becco (1925), Lago Marcio (1926), Lago Colombo (1928), Lago Sardegnana (1931), Lago dei Frati (1931), Lago del Diavolo (1931), Laghi Gemelli (1931), Lago Piano Casere (1946), Lago Fregabolgia (1953). La capacità complessiva utile è di circa 22.000.000 di mc di acqua. Il problema maggiore era di far funzionare contemporaneamente questi nove invasi distinti. Venne felicemente risolto destinando il Lago di Sardegnana alla funzione di bacino di carico, in cui vengono convogliate le acque di tutti gli altri laghi. Questa diga, che ha una capacità di 2.300.000 mc, si trova a monte della centrale di Carona, ad una quota più bassa di tutti gli altri serbatoi ed in posizione baricentrica rispetto ad essi. Pertanto vennero realizzati due canali collettori che convogliassero nel Sardegnana le acque degli altri laghi e di tutto il bacino imbrifero superiore alla quota 1750 s.l.m.. Uno di questi canali parte a valle del Lago Piano Casere, nel quale vengono convogliate anche le acque del Lago Colombo e dei Laghi Gemelli; dopo un percorso in galleria di 2300 metri sbocca nel Lago Sardegnana, raccogliendo lungo il tragitto di carico del Lago Marcio e del Lago Becco. L'altro canale collettore parte dalla presa della Valle del Sasso, poco sotto la diga del Lago del Diavolo, per passare poi dalla località Armentarga, con l'omonima presa, raccogliendo le acque di questa valle e quelle provenienti dal Lago Rotondo; giunge quindi alla presa delal Baita della Capra, prende le acque del Lago Fregabolgia e poco dopo quelle del Lago dei Frati. La galleria sbocca infine nel Lago Sardegnana dopo un percorso di circa 5000 metri. Dalla diga del Lago Sardegnana si diparte una condotta forzata che scende dalla centrale idroelettrica di Carona. Il funzionamento dell'impianto si svolge dunque come se si avesse un serbatoio di carico unico, invece di nove distinti. Infatti la regolazione viene fatta automaticamente, portando acqua la bacino di Sardegnana dagli altri laghi e prelevandola per mandarla in centrale, in funzione delle richieste di energia elettrica e dell'andamento della piovosità stagionale.